BIOGRAFIA

Gino De Stefani

La musica era qualcosa di familiare, in un modo imbarazzante, già da subito. La melodia, il ritmo e l’universo dell’armonia mi attraevano come una calamita, era un rapporto nato (o meglio, ri-nato…?) sui giusti binari: andava nella maniera esatta senza forzarlo….una magia, forse una necessità.
Il rapporto con il resto dell’universo invece era (ed è rimasto…) molto meno semplice, anche se sereno, in mezzo alle case popolari di San Siro, nella Milano fine anni ’50, inizio ’60.
È lì che nel ‘56 sono nato e cresciuto, nei cortili di via Preneste, via Civitali, via Paravia e via Morgantini, tra un calcio al pallone, un 45 giri rubato per sentire una canzone, i libri di scuola e le centinaia di volte che chiesi ai miei genitori di poter “studiare musica”, anche se la loro risposta purtroppo era monotona e non dava scampo… ma erano tempi duri, in cui bisognava pensare a tirar sera, senza idee strane per la testa.
Però in seconda media mi resi conto che mi scappava da scrivere, e, seppur in embrione, con quella vecchia chitarra EKO inaccordabile che ero riuscito a farmi regalare (…grande conquista..!), cominciavo a fare i primi esperimenti di canzoni… cose per lo più inascoltabili, prolisse e sbagliate, ma da qualche parte bisognava pur iniziare.
Al Vittorio Veneto, storico liceo che frequentai negli anni caldi tra il ‘70 e il ’75, non nascondo che spesso non mi sembrava vero ci fossero collettivi o scioperi: erano le ore in cui scappavo per chiudermi in casa a suonare la chitarra e a cercare di scrivere e imparare cose nuove.
Pian piano tutto cominciò a prendere una forma credibile, dando sempre più fuoco alla mia passione; e, nel frattempo, non smisi mai di ascoltare la musica che scrivevano i musicisti quelli veri… Lo so, non sarò stato un grande esempio d’impegno scolastic-politic-sociale, ma avevo in testa la mia idea, e non avevo nessuna intenzione di rinunciare a seguirla…
Poi, a diciannove anni, forse venti, il primo contratto discografico, con la gloriosa, mitica Durium: non dimenticherò mai gli sguardi severi ma affettuosi dei signori Mintanjan, che mi diedero la possibilità di cominciare entrando dalla porta principale.
Intanto mi ero iscritto a Medicina alla Statale, che frequentai fino al sesto anno, superando anche un bel numero di esami, ma sempre con la fissa della musica e delle canzoni: non c’era competizione……la testa era sempre da un’altra parte, e non sui libri, con buona pace di Anatomia Patologica, 

Fisiologia, Medicina Interna e Chirurgia Generale  1 e 2, e compagnia bella…
Per chi ha buona memoria, in quegli anni con gli Idea 2 (Piero Ameli ed io), riuscimmo ad avere una buona visibilità, grazie ad una sigla scritta per l’allora Tele Montecarlo: She’s a witch, il testo era di Paolo Limiti.
Ma non sono mai stato un animale da palcoscenico, e la carriera da artista durò poco: non mi soffermo a raccontare l’ansia sul palco in Eurovisione a Saint-Vincent, o il terrore prima di entrare su quello dell’Arena di Verona, anche se si era in palese spudorato playback….
La mia passione vera era (ed è) scrivere, e seguii quell’istinto e quella voglia con tenacia, anche in mezzo alle difficoltà che, garantisco, mi facevano compagnia giorno per giorno.
Poi, come nelle favole più belle, successero alcune “straordinarietà” che trasformarono il percorso della mia vita, come l’incontro con persone speciali, grazie alle quali affinai il mestiere dello scriver canzoni, persone che non finisco mai di ringraziare silenziosamente: il talento, se talento c’è, fiorisce proprio stando in fianco a questi giganti; Artisti straordinari che ho avuto la fortuna di frequentare, e grazie all’immensa ricchezza artistica dei quali imparare è stato più facile.
Ecco, in ordine rigorosamente alfabetico, una breve lista di coloro con cui ho avuto l’onore e il piacere di lavorare in più di quarant’anni: siccome ricordarli tutti è assolutamente impossibile, non me ne voglia chi non ricordo, e con cui mi scuso fin d’ora:
Luigi Albertelli, Piero Ameli, Leonardo Amuedo, Oscar Avogadro, Charles Aznavour, Fabrizio Baldoni, Danilo Ballo, Roberto Benozzo, Franz Campi, Al Bano Carrisi, Piero Cassano, Fabrizio De Andre’, Dario Farina, Fred Ferrari, Fiorello, Rodolfo Grieco, Dori Ghezzi, Gordon Kennedy, Mario Lavezzi, Paolo Limiti, Andrea Lo Vecchio, Cristiano Minellono, Mijares, Domenico Modugno, Ricardo Montaner, Trijntje Oosterhius, Laura Pausini, Fabio Perversi, Alfredo Rapetti “Cheope”, Romina Power… e tutti quegli altri.
Dopo questo “bagno” di fotografie di vita più o meno recenti, ecco una sequela, in ordine totalmente casuale, di canzoni scritte per tanti grandi Artisti, forse significativa ma ovviamente incompleta: l’ordine e l’archiviazione non sono mai stati il mio forte, per la grande costante incazzatura di chi mi vive accanto… internet in questo senso potrebbe essere di aiuto a chi volesse saperne di più…

LA MIA STORIA PER IMMAGINI

UN PO' DI TITOLI

Domenico ModugnoIo vivo qui (Sanremo ’83, ospite d’onore).
Sergio DalmaUna historia distinta (Viña Del Mar 1993, album “Adivina”, 1992), Yo siempre de ti, A tu lado (album “Cuerpo a cuerpo”, 1995 ed “En concierto”, 1996): i primi due pezzi sono diventati suoi “classici ” sempre presenti nel suo repertorio dal vivo, e le vendite oltrepassano i 2 milioni di albums.
Albano e RominaFelicità (Sanremo ‘82, seconda classificata ). La Siae ha premiato Felicità come la Canzone Italiana più venduta nel quinquennio ’82/’87, ed è per mia fortuna e gioia una delle più conosciute canzoni Italiane al mondo.
Raffaella CarràVuol dire crescere (sigla di “Sogni” edizione 2004, testo di Antonello Venditti).
Ricardo MontanerPara un poco (primo singolo dell’album “Las cosas son como son“, 2009), Son amores (stesso album), n.1 in tutto il Sudamerica. Para un poco nel 2009 è stata nominata ai Latin Grammies.
Laura PausiniIncancellabile, Le cose che vivi (album “Le cose che vivi “, 1996, uscito in oltre 35 Paesi del mondo. È ad oggi l’album più venduto di sempre dalla Pausini: oltre 5 milioni).  Le cose che vivi ha vinto il premio ASCAP 1998 come una delle canzoni di maggior successo di quel periodo.
Per vivere, Ricordami (album “ Tra te e il mare“,1998).
Ricchi e PoveriPoveri (album “Mamma Maria”, 1982).
Mijares    Amor desperticiado, Veneno  (album “No me se acaba el alma” 2014)
Dori Ghezzi Buongiorno, Anni Fa (album “Mamadodori“, 1980).
FiorelloColpa mia (album “Saro Fiorello“, 1997), e le canzoni della Colonna Sonora di “Johan Padan alla descoverta de le Americhe”  (2001).
Loredana Berte’Agguato a Casablanca (album “Bandaberté “, 1981).
Cristina D’AvenaMary e il Giardino dei Misteri (sigla della fortunata serie a cartoni animati , 1995).
Barbara ColaLibera (singolo  dell’album “Barbara Cola”, prodotto da Gianni Morandi, 1995)
Trijntie OosterhuisBlind  (album “Trijntie Oosterhuis“ n.1 in Olanda , 2003).
Natalia EstradaOilì oilà (“Quiero cantar” oltre 400.000 copie, 1998).
Paola FolliLovin’ you, Se ci sarai  (album “Ascoltami“ 1998), e le canzoni della Colonna Sonora di “Johan Padan alla descoverta de le Americhe  (2001).
RagazziSiempre te amarè (album “Libre“, n. 1 in Messico e Venezuela, 1998).
Grace Get it on (album “Grace“, n.1 in Norvegia, 1998).
JanSola tu, solo yo (album “Acariciame el alma“ 1999, n. 1 in Messico).
Gli albums Mohicans (2002), Mohicans chapter 2 (2003), Celtic Angels (2004) e Soul Africa (2007), con l’etichetta Edel: questi albums hanno esplorato l’universo della musica etnica, con lusinghieri risultati in tutto il mondo.

Mohicans è stato disco dell’anno della Edel 2002/2003, uscendo in circa 30 Paesi e scalando classifiche “ lontane”, tipo quelle Filippine o quelle del Far East Asiatico.
La Colonna Sonora del film a cartoni animati “Johan Padan a la descoverta de le Americhe“, tratto da una piece teatrale di Dario Fo, prodotto e realizzato da Greenmovie e Progetto Immagine.
Nel periodo 2004/2005 il gran divertimento con le canzoni del topo Geronimo Stilton, fenomeno editoriale letterario per ragazzi, e, a seguire, l’album delle canzoni del Natale 2004, con protagonista sempre il topo Geronimo, per la gioia di tanti bambini.
Nel 2017 ho scritto, insieme con Fabio Perversi, le musiche per il Musical “Figliol Prodigo”, con la regia di Isa Biffi, su suggerimento e ispirazione di Papa Francesco: un progetto di grande impegno sociale, con la partecipazione dei detenuti del carcere di Opera.
Per me una grande lezione di vita, per i ragazzi del carcere un grande momento di riscatto e di voglia di ricominciare dalla parte giusta del guado della vita…
Ho anche collaborato con Greenmovie (1999‐2010), con cui, al di là dei succitati albums con Edel e del film di Dario Fo, sono state realizzate molte musiche per spot radiofonici e televisivi.
Eccone alcuni:
Kinder Ferrero, Honda, Rotoloni Regina, Limonce’, Rum Pampero, Findus, Tele Due, Chevrolet Matiz, Enel, Brioschi, Pirelli, Regione Calabria, Pocket Coffee, Carmencita Lavazza, Cornetto Algida,  Parmalat, Toyota, Lovable, Maalox…
Confesso che in quel periodo ne abbiamo fatte talmente tanti che me ne sto dimenticando almeno qualche centinaio, proprio perchè sono “bello disordinato”… ma tant’è !!
Ho studiato chitarra con il Maestro Filippo Daccò, una delle persone più straordinarie che abbia attraversato la mia vita, segnandola in modo molto profondo; in quegli anni di studio, e per il resto della vita, oltre al rapporto Maestro-allievo, si è creato un rapporto padre-figlio di grande spessore, e per questo gli sarò sempre grato: con lui mi sono diplomato in Armonia Funzionale.
Poi ho studiato con il fratello-amico Maestro Massimo Colombo, che, povero lui, si è immolato per cercare di migliorare la mia inesistente tecnica pianistica… la cosa pazzesca è che ci è riuscito, anche se con qualche prevedibile fatica, e abbiamo fatto impensabili progressi: questo è motivo di grande soddisfazione, sia per lui, credo, che ha visto premiati i suoi sforzi (anche se non totalmente…mica sono Bill Evans…), sia per me, che, obbiettivamente, mi son fatto un gran culo…. e mi si conceda la battuta, con gran gioia per il portafoglio dell’osteopata che ogni tanto mi ritirava “dritto”, viste le lunghe ore passate chino sul piano…
In più mettiamoci anche Composizione, Contrappunto e Orchestrazione, libidine vera di tutto il percorso di questa vita… la prossima vita, vedremo… magari rinasco sasso sul terzo pianeta a sinistra di Betelgeuse, nella Costellazione di Orione…!

PUNTI DI VISTA

È vero che il lavoro può essere una parte importante della vita, ma è altrettanto vero che non è detto sia “la parte più importante”: necessaria, nobile (e nobilitante), appassionante, coinvolgente, che spesso diventa un’esperienza “totale”. Però poi ci sono tante altre cose altrettanto importanti, se non più importanti, che, per come la vedo, bisognerebbe cercare di coltivare, curare, assistere, crescere e, possibilmente, migliorare: il rapporto con se stessi, quello con gli altri, anche se non sempre ci si riesce a spiegare, e a capire; poi l’approfondimento di ciò che ci appassiona, e le mille pieghe e le mille prove della vita, con le quali confrontarsi non sempre è facile, anzi tutt’altro, ma per certo sono di grande arricchimento… l’importante è provarci con grande sincerità, spontaneità, candore, e non sorprendersi troppo se non si viene capiti, se non tutti la vedono così, se c’è chi snobba e, come sempre, chi punta il dito accusatore… spesso questi ultimi proprio non dovrebbero rompere le palle e dovrebbero comperarsi uno specchio per guardarsi.

Mi fanno ridere quelli che “siamo gli unici ad abitare l’universo”, quelli che sono sicuri di averla fatta franca, quelli che si prendono sul serio sempre, comunque ma soprattutto troppo, quelli che credono di riuscire a fuggire da se stessi, quelli che ostentano il “potere” credendo davvero che il potere sia quello; e poi quelli che ribaltano la frittata per scelta di vita, quelli che è sempre colpa di quell’altro; quelli che sono convinti di essere naturalmente i migliori ma non hanno combinato ancora un cazzo, quelli che se la tirano da grandi musicisti ma non sanno spiegare la differenza tra un “do” e un carro bestiame, quelli che hanno scritto in fronte la loro falsità e sono convinti che non si veda, Stanlio e Ollio, Totò, Carlo Verdone e i politici (quelli mi fanno ridere proprio tanto)…

Mi affascinano quelli che hanno un sorriso lieve sulle labbra e una grande sicurezza in fondo al cuore, quelli che respirano lentamente, quelli che riescono ancora a sognare ad occhi aperti, i romanzi di fantascienza, il suono delle chitarre Martin, gli stormi di uccelli che si muovono all’unisono, le camminate in montagna che rimani solo a studiarti e cercare di capirti (lì comincia il difficile…), osservare lo scorrere dell’acqua seduto in riva al fiume; e mi affascinano anche i Monaci Buddisti in meditazione, le mattine bianco-latte di quella nebbia che non vuole svelare la luce giorno; quelli che riescono a perdonarsi, quelli che riescono a perdonare, quelli che hanno la forza di abbassare gli occhi e chiedere scusa, quelli che riescono a ridere di se stessi, i pizzoccheri di mia suocera…

Sono dispiaciuto per quelli che non ho capito e che involontariamente ho fatto soffrire (eh, mi è successo, sono anche riuscito a fare qualche pasticcio….), per quelli che usano la religione come scusa, per quelli che s’impegnano per non capire, per quelli che nascondono in un calderone di bugie la loro mediocrità, per quelli che credono ancora che il nostro pensiero sia soltanto una reazione chimica; per quelli che ottundono con droghe pesanti o alcool la voce del loro cuore sicuri che smetterà di urlare; per i fratelli del Tibet, per tutti gli altri fratelli nel mondo che vivono oppressi, per quelli che fanno del male sicuri che non tornerà indietro con gli interessi…

Sono anche dispiaciuto perché stiamo rovinando questo meraviglioso Pianeta nella maniera più insulsa e bieca, ed ormai sembra non ci sia una qualche via di ritorno: anche se di mio sono ottimista, sembra di vedere un’arancia spremuta fino all’ultima goccia di succo, ed un branco di pochi assatanati che cerca di cercare di farne uscire ancora, senza rendersi conto che sarebbe ora di farsi un esame, seppur tardivo, di coscienza; magari cercare di rimettere le cose, anche parzialmente, a posto, e dare speranze alle generazioni che verranno.
Chi guarda a colonizzare Marte, chi guarda a basi sulla Luna: ma chi rimane qui cosa respira, cosa mangia, come vive, che prospettive ha….? Si, non è il massimo dell’allegria, però è quello che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno… Purtroppo.

Ringrazio Stevie Wonder, gli EW&F, Ray Charles, Witney Houston, JS Bach, Bill Evans, George Gershwin, The Beatles, George Benson, Aaron Copland, John Williams, Lang Lang, Daniel Baremboim, Richard Wagner, Sergei Rachmaninoff (e qui mi fermo, la lista potrebbe andare avanti per almeno un quarto d’ora…), per tutte le migliaia di volte che mi hanno fatto venire la pelle d’oca.
Poi ringrazio tutti quelli che ci hanno creduto, e anche quelli che non ci hanno creduto (ah, questa è la parte più divertente, loro mi hanno dato grande forza…).
E poi ringrazio anche quelli che hanno preteso di insegnarmi com’è la vita mostrandomi, con modi e atteggiamenti, tutto quello che non sarei mai voluto diventare; quelli che mi hanno rispiegato quando è successo che non avevo capito (è successo, è successo…), quelli che continuano giornalmente a mostrarmi la direzione, quelli che mi sono stati vicino quando sono stato male, quelli che quando stavo male sono spariti, questo è il miglior modo per conoscere davvero le persone…
Infine ringrazio: Raffaella (che pazienza….), il dottor Menani (una vita a braccetto…), Frank, Tonino, Lilla, il giradischi di Rolando, Luciano Beretta, il cortile di via Preneste 6, Dido Grecchi, Cristina Giovanelli, la Rossa, Lisetta Landoni, il Maestro Massimo Colombo, il Maestro Filippo “Felicino” Dacco’, i miei genitori, e poi ci sarebbe anche una lista lunga così di altre persone speciali che sempre mi hanno sorriso e continuano a farlo; infine la musica, senza la quale la mia vita sarebbe probabilmente stata una cosa molto differente: sto vivendo il sogno che sognavo da bambino… ed ancora non sono mica così sicuro di essermi svegliato.
Consapevole che la canzone più bella è la prossima, continuo a scrivere musica con la serenità e l’esperienza di un vecchio giovane…..così mi sento: costantemente propositivo, alla faccia degli anni, dell’artrosi e delle difficoltà di un periodo storico strano come quello che stiamo vivendo.
Col sorriso nel cuore.

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